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Paese

Dati Generali
Il paese di Illorai
Illorai è un Comune della provincia di Sassari. Si estende ai piedi della catena del Marghine, a 503 metri sul livello del mare. Conta 1090 abitanti. Fa parte della VII Comunità Montana “Goceano?. Dista 83 km da Sassari. Alcuni storici sostengono che era l´antica città romana di Lesa. Di certo si sa che fu un centro molto attivo in epoca romana.
Il territorio di Illorai
Altitudine: 160/978 m
Superficie: 57,04 Kmq
Popolazione: 1121
Maschi: 535 - Femmine: 586
Numero di famiglie: 414
Densità di abitanti: 19,65 per Kmq
Farmacia: Via Vittorio Veneto - tel. 079 792431
Guardia medica: via IV Novembre, 1 - tel. 079 792420
Carabinieri: (Giave) via Vittorio Emanuele, 17 - tel. 079 869049
Polizia municipale: piazza IV Novembre, 2 - tel. 079 792451

Storia

ILLORÀI, anticamente LORÀI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro. Or è compreso nel mandamento di Bono, e in altri tempi nel distretto del Goceano entro il regno di Logudoro.

La sua situazione geografica è alla latitudine 40° 21', la longitudine 0° 7' 30" all’occidente di Cagliari.

Siede a piè dell’ultimo monte della catena del Marghine dentro la valle del Goceano in amenissimo sito tra alcune colline ridondanti d’acqua. Protetto per la suindacata eminenza dal ponente-libeccio sente gli altri, cui le prossime colline non fanno ostacolo, e più di tutti il levante che predomina nella regione, e vi addensa i vapori che porta dal Tirreno. Il calore è assai forte ne’ mesi estivi, tollerabile il freddo nell’inverno, se è fredda l’atmosfera quando il termometro di rado segna i gradi di poco superiori al zero, e trattiensi presso l’ottavo. L’umidità in certe stagioni e ore è assai molesta e nociva, e altrettanto lo sono le nebbie che con frequenza ingombrano il paese. L’aria non è certamente ottima, ma non si potrebbe dire malsana, se non accidentalmente, come accade anche sotto il ciel più salubre.

Componesi questo villaggio di circa 262 case distribuite in masse informi da contrade irregolari. Le rovine sparse intorno indicano quanta fosse in altri tempi la grandezza di questa terra. La tradizione conservò una confusa oscura memoria di lunghe accanite guerre civili che arsero tra gli abitanti, a scemare i quali molto valsero le pestilenze che ne’ secoli di mezzo facilmente si appiccavano al popol sardo e lo diminuivano in tutti i luoghi, e lo annullavano totalmente in altri. Pare che si debbano riferire a quei tempi feroci le note che poco religiosamente furon scolpite in alcuni architravi. Inimicos ejus induam confusione. Da molti indizi si può intendere la prosperità di questi popoli ne’ tempi, che precedettero le discordie, le fazioni, e le vicendevoli stragi; e i ventisei molini idraulici per la macinazione de’ grani, le cui vestigie son vedute lungo il corso delle acque, ci possono provare che il loro numero era di cinque e più volte maggiore del presente censimento.

In quei tempi era Illorài capoluogo del Goceano e residenza del giudice. Là dove or sorge un moderno palazzetto edificato dal rettore Giuseppe Muredda e poi donato alla parrocchia, quando egli passò al governo della chiesa di Bolotana era la casa della curia, e avea in fronte l’arme di Spagna.

Popolazione. Sono in questo paese anime 1000, delle quali 490 nel sesso maschile, 510 nel femminile, distribuite in 250 famiglie. Le risultanze medie sono di annuali nascite 37, morti 26, matrimoni 8. L’ordinario corso della vita è a 50 anni: le malattie più frequenti le infiammazioni e le perniciose. Nell’anno 1839 mancava medico, chirurgo e non si avea nè pure un flebotomo. Dicono sia minor pericolo in questa, che in altra situazione. Non mancavan però le levatrici, ed eran tre; il che fa stupore, perchè generalmente ne’ paesi della Sardegna settentrionale restano senza soccorso le partorienti, e siffatto uffizio stimasi così vile, come quello de’ beccamorti.

Anticamente era in questo paese una numerosa nobiltà, che fu o spenta nel fervor delle guerre, o costretta nel pericolo a ricoverarsi in luoghi di sicurezza.

Professioni. Attendono all’agricoltura 225 uomini, alla pastorizia 165, alle arti meccaniche 26.

Possidenti. I proprietari tra grandi e piccoli sono 208, le famiglie non possidenti 42.

Istruzione. Concorrono alla scuola primaria 16 fanciulli. In tutto il paese saranno circa 50 persone che sappian leggere e scrivere.

Territorio. Illorai ha propria una gran regione, confinante con Orotelli, Bolotana, Bonorva, Nughedu, Bono, Benetutti, di maniera che stendesi in lunga zona a ponente e a levante con una disuguale latitudine: il che conferma l’opinione dell’antica importanza di questo paese.

In gran parte questo territorio è montuoso, con vastissimi spazi boscosi, con ottime terre per l’agricoltura. La parte piana è nel campo, come dicono l’ampia valle del Tirso.

Nel luogo detto Coronas (grotte) superiormente al paese la roccia è calcarea, la quale bruciasi in molte fornaci, e vendesi per le fabbriche del dipartimento. Trovasi il gesso nel luogo che dicono Sasmelas a un miglio nella via al ponte, e lo zolfo presso al ponte e alla chiesa campestre della Madonna delle Nevi nel sito che dicono Sa Turre. Le acque che sorgono intorno sono state sperimentate sudorifere, più che non facciano le bevande mediche che prescrivono a tal fine. Non mancano i marmi e tra gli altri trovasi un bardiglio di ottima qualità, del quale sarebbe facilissimo il taglio.

Selve. Le montagne d’Illorài sono coperte da alberi di alto fusto, tra’ quali numerosissimi i ghiandiferi, quercie, elci, soveri, quindi perastri, olivastri, frassini, e le specie che volgarmente nominano aèra, surgiaga, sambinzu, olostru, e siberu. Dall’olostru formano il visco, e dal siberu i cerchi alle botti. Alle quali dovrebbonsi aggiungere molte altre specie delle più comuni dell’isola. Il Campo (vallone) è sparso di consimili piante, e coperto di lentisco.

Acque. Le più nobili fonti sono le nominate Putiola, Iddoro, Iscreti, Abbadigu, Giustali, Ischivadè, Mura de Lunas, Cantaru-Alinos, Frida, Nuerodorgiu, Giannifurca. Il Cherente prorompe da una abbondante vena, e irriga un’amenissima valle per più miglia sino alle sponde del Tirso. Funtanamanna abbondantissima di ottime acque, somministra alle famiglie del paese nel cui centro sorge e serve a inaffiar gli orti.

Scendono dalla montagna alcuni ruscelli appellati Dessomine, Sa Raighina, Sos Pannos.

Il Tirso traversa la regione piana, ed in questo territorio a distanza d’un’ora dal paese è traversato da un antico ponte, che comunemente denominano d’Illorài, fondato in un luogo pittoresco sopra due grandi rupi con un arco, la cui corda notossi di palmi sardi 55, dal quale al basso letto è quasi altrettanta la profondità. Se accada straordinaria piena sono due scaricatori a’ due capi del medesimo con arco largo palmi 20, alto

25. È costrutto con pietre di taglio di color rossigno prese dalla cava di Pabude in territorio e montagna di Bolotana, alla distanza di cinque ore. La sua lunghezza è di palmi 170. La prospettiva è bellissima, il disegno lodevole, se non che la sua larghezza è minor che avria voluto la comodità delle vetture e de’ passeggieri; la costruzione solidissima; il lavoro ben eseguito: per tutte le quali considerazioni deve stimarsi migliore degli altri antichi ponti che sono su’ fiumi sardi. Il tempo della sua edificazione non è indicato da nessuna iscrizione; tuttavolta citasi una tradizione che lo riferisce a’ Giudici d’Arborea, che furono conti del Goceano, e lo dice compito nel 1400. Stando alla medesima sarebbe questo ponte, come il castello di Longone, opera della famosa Leonora di Arborea.

Agricoltura. Non poche sono le regioni attissime alla produzione de’ cereali. Si seminano annualmente starelli di grano 650, d’orzo 600, di fave 80, e se le pioggie primaverili non manchino fruttificano tanto, che il colono sia lieto delle sue fatiche. Si seminan pure starelli 10 di granone, 20 di fagiuoli, e 40 di canape.

Le viti hanno situazioni molto favorevoli e danno una copiosa vendemmia, dalla quale si potrebbe ottenere un considerevole lucro.

Le piante ortensi vegetano felicemente nella vallata vicina, dove scorrono riunite in un ruscello le acque perenni delle molte fonti che sono nella pendice del vicino monte. È questo luogo deliziosissimo, dove nel-l’estate sono belle ombre, e assai opache quelle de’ noci che vi frondeggiano lussuriosamente con molti frutti.

I fruttiferi sono di molte specie e varietà, e producono copiosamente. Raccogliesi gran quantità di mandorle e di noci, di pere e pomi soavissimi. In altro tempo aveansi molti giardini.

Pastorizia. Nell’anno 1839 si numerarono nel bestiame manso buoi 206, capi vaccini 100, cavallini 80, porcini 200; nel bestiame rude vacche 600, cavalle 100, pecore 8000, capre 3000, porci 2500.

I pascoli sono copiosi, epperò fuori il caso di qualche epizoozia crescono i capi e i frutti.

I formaggi sono molto riputati per la bontà.

Alveari. Sono questi coltivati con poca diligenza, comecchè sia ottimo il clima. Non si numerano più di 2500 arnie mal formate, disposte e custodite.

Selvaggiume. Se non mancassero i mufioni sarebbero in questo territorio tutte le specie selvatiche che sono nelle regioni più boscose. Anche tra’ volatili che frequentano la contrada riconosce il cacciatore tutte le specie che sono nelle altre parti della Sardegna; e numerosissime quelle più gentili che sono desiderate nelle superbe imbandigioni.

Commercio. Da’ prodotti agrarii e pastorali, e da altri articoli, possono gli illoraini guadagnar annualmente lire nuove 25 mila.

Religione. Il popolo d’Illorài è sotto la giurisdizione del vescovo di Bisarcio, e governasi da un paroco che ha titolo di rettore con l’assistenza di altri due preti. Apparteneva in altri tempi alla diocesi d’Alghero, ed era prebenda dell’arciprete, al quale le decime producevano scudi quattro mila, come si conosce per alcune vecchie scritture.

La chiesa maggiore è sotto l’invocazione di s. Gavino, poco provveduta d’ornamenti e povera di sacri arredi. Le decime sommano ancora a una considerevole somma, sebbene non diasi quanto dovrebbesi per la consuetudine, e soglion dare con tutta liberalità i paesani sardi a parochi pieni di zelo per la loro istruzione religiosa ne’ necesarii catechismi e nelle solite spiegazioni del vangelo, pronti a’ loro bisogni spirituali, caritatevoli, attenti al loro bene temporale, a mantener la pace tra le diverse famiglie, e ausiliatori de’ meschini.

Le chiese minori nel paese sono l’oratorio di s. Croce e s. Giovanni. Nella montagna era già la chiesa di s. Andrea, il cui nome restò alla regione, e nel campo presso il ponte è la chiesa della Madonna delle Nevi.

Le feste principali per li santi Giovanni, Antonio, e Nicolò ne’ proprii giorni son celebrate con gran concorso di gente da’ luoghi vicini. Nell’anzidetta chiesa del ponte si festeggia due volte.

Frati. In Illorài furono già i frati agostiniani, e sono tuttora visibili all’estremità dell’abitato verso mezzogiorno le mura del convento e della chiesa, nella quale si è cessato di festeggiare intorno all’anno 1785.

Antichità. Trovansi molti norachi in questa regione; nella montagna i principali sono, Putiola, Truncoddi, Iseretti, Abbadigu, Serralò, Trida, Erimanzanu, Manuari; nel campo sono i nominati Luca, Sa Mura Pitalis.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Illorai
16/17 Gennaio: Sant'Antonio abate - Festa con il tradizionale falò in piazza.
20 Gennaio: S. Sebastiano - Riti religiosi e festeggiamenti civili che vengono accompagnati dalla distribuzione del piatto tradizionale di fave con lardo
lunedì dopo Pentecoste e 5 Agosto : Santa Maria della Neve - Processione fino alla chiesa campestre e festeggiamenti civili con manifestazioni folcloristiche
10 Settembre: San Nicolò da Tolentino - Riti religiosi e festeggiamenti civili
25 Ottobre: San Gavino patrono - Riti Religiosi e festeggiamenti civili che prevedono manifestazioni folcloristiche e culturali e altri spettacoli di intrattenimento.